Gli spiriti selvaggi – La leggenda dei cavalieri di Asha di Andrea De Angelis – Dark Zone

May 23, 2018

 

Passione: 6 “Lento a tratti”

Originalità:  9  “Ottime idee”

Creazione del mondo: 9 “Curata (fin troppo)”

Caratterizzazione personaggi: 8 “Gustosi”  

Trama e Intreccio:  8 “Ben ordita”             

Incidenza del Fato: Alta

Copertina: 7,5 “Da film”

Finale: 8 “Lineare”

 

Stupidincipit (l'inizio del romando riscritto in maniera stupidamente divertente)

 

Sei uno spirito selvaggio, un cacciatore di draghi, un maschio all’ennesima potenza ma fai l’errore di salvare una donna e, ovviamente, iniziano i guai. Per una trombatina ti tocca di cambiare lavoro, ottenere un animale domestico (poco importa che sia un drago) e salvare il mondo. La morale è sempre quella: se vedi una donzella in difficoltà volta il cavallo e via al galoppo!

 

Recensione:

 

“Non aveva dubbi; sarebbe morto quel giorno. Strinse la mazza fra le dita. Trasse un respiro e si fece largo fra i corpi sudati dei guerrieri…”

 

Gli spiriti selvaggi è un fantasy epico con i controfiocchi, draghi, magia, azione, oggetti magici, enigmi, combattimenti … insomma tutto quello che un amante del genere può desiderare se in ricerca di un opera epica. Devo ammettere però per quanto il lavoro sia ben eseguito la passione stenta a decollare, personalmente odio le descrizioni e l’autore ne fa un uso oltre il mio limite massimo. Molto meglio invece si procede con la narrazione delle parti dinamiche. I nomi delle specie di drago sono una meraviglia. I tranelli elaborati veramente piacevoli, godibili e degni di plauso.

 

“Davvero non capisci? Le sorti del nostro mondo non riguardano qualcuno in particolare… ma tutti coloro che lo abitano. E quindi anche te”

 

Il mondo creato è vasto, veramente vasto, pieno di razze, città, usi e costumi diversi il che è un bene per la molta fantasia e l’immenso lavoro svolto ma, purtroppo, un ostacolo per il lettore occasionale. Quando ci sono troppi ingredienti in una zuppa, anche se il risultato è caldo e invitante se ne perde il sapore. La vicenda in sé è complessa e inserirvi razze differenti  con spiegazioni relegate alla fine del libro non è d’aiuto. Andavano introdotte nel narrato mediante qualche espediente. L’autore fa il possibile per limitare gli infodump e spiegare al meglio ma la mia mente richiedeva diverse fasi di introduzione al fine di immedesimarmi meglio nel complesso mondo creato. Magari eliminando il “pippone” sui cavalieri di Asha e i loro talismani e il dono di Asha (e se faccio fatica io che comunque ne mastico di fantasy posso immaginare un “profano”).  

 

“La ladra continuò ad urlare il nome del cacciatore, scansando assi rotte, sassi e detriti, sperando di ricevere risposta dal cumulo di macerie che si era formato, senza preoccuparsi di rimanere soffocata dalla polvere”

 

I personaggi sono indubbiamente riusciti (finalmente anche un po’ di sesso, basta con questi eroi che non trombano mai) Mohegan fra tutti, “un eroe con le palle” capace di agire di testa propria. Il vecchio saggio Valain è l’unico che mi lascia qualche dubbio a volte sembra troppo debole per camminare a volte compie imprese eroiche. Il “cattivo” Ragos è ben spiegato e vivo, intelligente e veramente cattivo. Molto bene.

 

“Il cacciatore aprì gli occhi ancora intontito. Non aveva mai avuto a che fare con una creatura capace di difendersi a quel modo”

 

Sui combattimenti mi trovo diviso in due, da una parte li ho trovati piacevoli e comunque ben architettati soprattutto nelle dinamiche di massa e il loro adeguarsi all’ambiente di sottofondo sfruttandone le caratteristiche dall’altra non ho gradito l’invulnerabilità dei personaggi che a volte stona: mi spiego non importa chi tu sia ma in 1 (figo finché vuoi) contro 50 (comunque guerrieri non bimbi dell’asilo) non ne puoi uscire vivo.

 

“A cosa devo tutto questo eroismo? Lo sguardo del giovane mutò, i suoi occhi si fecero scuri e seri. Chi ti dice che te l’avrei restituito?”

 

L’incidenza del fato ,ahimè è alta. Quando dopo millenni vengono ritrovati in poco tempo manufatti perduti, dimenticati e ben nascosti beh significa che il fato viaggia come una Lamborghini su un rettilineo di Monza.

 

“lo sguardo della guardia incrociò quello di Mohegan. Trasalì… avrebbe dovuto eseguire gli ordini e comunicare che aveva rintracciato il mercenario…molti erano stati uccisi quella notte ma altrettanti di erano salvati grazie a quel misterioso guerriero. Sospirò. Impolverato e coperto di polvere abbozzò un sorriso. Vide il cavaliere alzare una mano verso l’alto in segno di saluto”.

 

Il finale è in linea con la storia, siamo alla fine di un primo capitolo per cui succede quel che ci si aspetta da un opera così importante a  livello di trama.

 

“saltò, librò le asce in aria e, in un guizzo di sangue, gli recise di netto la testa che cadde a terra!”

 

La copertina sembra la locandina di un film, non spicca ma non stona.

 

Consigliato a chi ama i mondi dettagliati, a chi ama le descrizioni e a chi ama le saghe epiche.

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