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La pistola di Garibaldi di Paolo Pietrangeli - Biblion

July 3, 2019

Devo iniziare con una critica a me il titolo ha mandato fuori strada facendomi pregustare un romanzo storico e invece mi sono trovato coinvolto in un giallo particolare: una piacevole storia popolare che però di storico ha ben poco.

 

“Il rimprovero era per Miele la sublimazione dell’altruismo”

 

Originale e particolare la mancanza di un protagonista accattivante, non ci sono eroi ma solo comuni persone vinte dal peso della vita, persone “sommerse” non in grado di emergere ma a malapena in grado di “galleggiare” nelle loro esistenze. Un omicidio sconvolge le tranquille vite di queste persone semplici e segna, nel profondo, la vita del protagonista fino a al punto da diventare per lui una vera ossessione scoprire l’identità dell’assassino pur non avendo doti da investigatore.

 

“La vestaglia di seta a fiori è chiusa sul davanti, il foro nerastro all’altezza del cuore non lascia dubbi sulla causa della morte”

 

Nel libro vengono affrontati temi importanti come il razzismo e sono, giustamente, affrontanti con la superficialità e l’intelletto limitato dei protagonisti nel piattismo che sembra avvolgere le loro vite in cui nulla sembra suscitare emozioni e tutto perde importanza persino gli affetti più cari o la propria sessualità.

 

“Giorgio non fa in tempo a voltarsi che prende in piena faccia una legnata che lo manda a terra”

 

Il libro si legge piacevolmente ed ha la forza intrinseca del “voglio vedere dove si fa a finire” il piacere della scoperta per l’impossibilità di precorrere gli eventi con l’immaginazione. Penso che possa essere gustato maggiormente da chi a Roma ci vive e riesce connettere ai posti narrati un’immagine concreta.

 

“e funizona? Ma no non vedi che manca il percussore? Giorgio nemmeno sa dove guardare, per il percussore”

 

I protagonisti sono “veri” palpabili e ben gestiti nelle scelte compiute dall’autore, un mondo popolare vasto e variegato nelle sfumature proprie di ogni personaggio. Il “dono” del protagonista è degno di un libro fantasy e quindi persino fuori luogo perché alla fine una tale empatia è difficile da giustificare al lettore e, se da un punto di vista serve per “confondere” le indagini, in realtà alla fine non ha nessun effetto diretto sulla storia. Il filo narrativo risulta sottile e, a volte aiutato, dal fato ma alla fine logico e ben svolto. Il finale lascia sorpresi.

 

“Perché riesco a ricostruire perfettamente i sogni degli altri e i miei no?”.

 

La copertina è buona per un giallo ma pone troppa attenzione sulla pistola che comunque non è la chiave del romanzo. Ottimo, a livello di prodotto libro, nessun refuso trovato.

 

“Lo so che questo posto sembra un confessionale con il vetro divisorio, ma io non sono un prete e forse manco amico tuo... o sì?”

 

Consigliato a chi ama le storie “popolari” e a chi vive a Roma.

 

 

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