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Il risveglio del lupo di Barbara Repetto

October 25, 2019

 

 

Stupidincipit:

Nasci nobile ma ti ritrovi schiavo ancora piccolo ma sai che il tuo fato non può essere quello, sai che sei destinato a grandi cose. Così passi i primi mesi a pulire zoccoli di cavallo, cucinare e rammendare e quando, finalmente, arriva la tua grande occasione durante una rapina da parte di briganti decidi di dimostrare tutta la tua abilità, il tuo valore, l’istinto del lupo esce allo scoperto donandoti forza e coraggio. Finisci moribondo a terra in una frazione di secondo ma qualcosa dentro di te cambia e allora inizia l’avventura…

 

Recensione:

Non mi capita spesso di trovare un libro di cui poter parlare solo che bene. La lettura mi ha preso, conquistato e indubbiamente sedotto. Adoro i romanzi di formazione, il risveglio del lupo azzecca in pieno i miei gusti; non solo azione quindi ma crescita interiore forte e vissuta sulla pelle del protagonista. La possibilità di sbagliare come mezzo di esperienza sotto la guida di un maestro fenomenale. Ho adorato ogni singola pagina anche perché Barbara ha uno stile narrativo che mi piace un sacco più improntato sulla riflessione e analisi che sulle descrizioni o sull'azione pura (che comunque non manca ed è ben eseguita), ricercato senza essere pesante e sicuramente mai banale. Adoro i libri in cui la logica passeggia sottomano assieme alla crescita del personaggio procedendo pari passo portando il protagonista a capire, afferrare le differenze dei punti di vista portandolo a maturazione. Barbara ha un unico, enorme, problema ha creato un romanzo bellissimo ma senza inserire la contestualizzazione del mondo che nel prossimo romanzo sarà necessario. Rimango quindi alla porta con grandi aspettative che spero non vadano disilluse.

 

«Le stelle non contano» ribattei con convinzione. «Che loro si preoccupino di illuminare il cielo e rimangano lontane dal mio destino. Io diverrò un guerriero abile come voi e otterrò giustizia, oppure morrò nel tentativo.»

 

L’idea se ridotta ai minimi termini (rapporto maestro –allievo) sicuramente non ha nulla di nuovo. Originale è il modo in cui è narrata, non riesco a spiegarlo bene a parole è come una mela su un tavolo, banale finché non l’assaggi e la bontà ti riempie la bocca. Come per le mele è, però, una questione di gusti non mi stupirei che qualcuno potesse definirlo “noioso” perché, in fondo, l’azione tipica di ogni fantasy del genere non è ponderante e, secondo me, relegata ai prossimi volumi.

 

«Mi diede una leggera spinta, poi ridemmo insieme, e fu come se tutto il male del mondo svanisse all'improvviso».

 

Sulla creazione del mondo non mi esprimo perché si vaga per foreste non ben definite e per nulla influenti sulla storia. Non si parla di città e i pochi rapporti con altre persone sono rapidi e quasi sempre conclusi al filo di spada. Questo è il punto che farà la differenza sul giudizio dei prossimi romanzi. La mappa all’inizio del libro mi fa ben sperare.

 

«Vedi, ragazzo mio, io non posso darti la pace che stai cercando, nessuno può, ma se non riuscirai ad abbandonare i pensieri che ti tormentano, se persevererai nell’affliggerti in questo modo, persistendo a punirti per colpe che non hai, allora sì che impazzirai.»

 

I personaggi sono magnifici Cederik ha una crescita costante, agitata e piena di errori umani e cambi di ragionamento che lo rendono “l’imperfetto perfetto”, l’empatia e il coinvolgimento totali. Nemo (peccato il nome spero non si riveli quello vero) è uno spaccone irritante ma un maestro veramente eccezionale.

 

«I morti non ci abbandonano» disse piano, quasi in un debole sussurro. «Loro continuano a vegliare su di noi in molti modi, anche se spesso questi rifuggono la nostra comprensione».

 

La trama è liscia, l’intreccio assente ma questo non guasta il sapore del romanzo. Si intravedono sprazzi del filo conduttore che comunque rimane molto misterioso.

 

«Chi ha inventato il dolore e la fatica, deve averlo fatto perché potessimo meglio godere del ristoro e del riposo» riflettei, rannicchiandomi nella coperta».

 

L’incidenza del fato è bassa come piace a me. La crescita del personaggio legata ai suoi pensieri e alla sua esperienza personale rendono il romanzo ineccepibile. L’autrice è abile a giustificare i pochi punti di debolezza rendendoli logici (es. cattura da parte delle guardie che sembrava buttata a caso ma che recupera logica con le congetture dei personaggi).

 

«Ma come potevo essere vivo se non sentivo nulla, se non provavo nulla? »

 

La copertina è scura, non avrebbe attirato la mia attenzione e non capisco molto bene cosa vuol comunicare.

 

«In qualunque guerra, la prima causa di morte è la paura; era necessario che comprendessi come fronteggiare gli attacchi, invece di sottrarmi a essi per timore delle loro possibili conseguenze. Ma era difficile, e tutto ciò che riuscivo a ottenere erano, principalmente, dolorose medicazioni e innumerevoli punti di sutura».

 

Il finale perde voti a mancanza di un epilogo succoso. È un finale “romantico” che lascia un buon sapore in bocca in attesa del seguito.

 

«Non potevo affermare con certezza se mi avesse mentito o meno, sta di fatto che, volutamente o non, quella fu la prima e unica volta, nel corso dell’addestramento, che la mia lama riuscì a scalfirlo. »

 

Consigliato a tutti e in particolare a chi ama i romanzi di formazione.

 

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