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I figli della tempesta di Francesca Noto - Astro edizioni

March 13, 2018

 

Passione: 7 “Piacevole”

Originalità:  7  “Ottimo finale si perde nel mezzo”

Creazione del mondo: 8 “Rispettata ambientazione norrena”

Caratterizzazione personaggi: 8,5 “Resi bene i giovani ardori”  

Trama e Intreccio: 6 “Troppo semplice”    

Incidenza del Fato: Altissima

Copertina: 8 “Bellissima ma…”

Finale: 9 “Commovente e sorprendente”

 

Stupidincipit: (Ovvero l’inizio del libro riscritto in maniera ironica e demenziale).

 

Dopo il primo volume (il segno della tempesta) i due protagonisti Lea e Sven si sono dati da fare sotto le lenzuola tanto da diventare genitori. Nat il povero bambino, avendo una madre che legge il pensiero e un padre che quando si incazza inizia a sfrigolare elettricità come le patatine nell’olio, non cresce proprio sereno e spensierato (senza contare gli amici di famiglia e lo zio immortale). Diventato grande quindi rifiuta la corte della più bonazza della scuola senza battere ciglio evidentemente abituato a reprimere gli ormoni giovanili (che se no la mamma lo scopre subito se fa le cose zozze).

Per caso, casino, casetto si imbatte in un ragazzo albino (che, per fortuna, si chiama Winter non Jon Snow…) che ha due passatempi: fare scoppiare risse sanguinarie e realizzare magnifici centrini con l’uncinetto. I due ragazzi diventano amici e grazie al nuovo arrivato Nat riuscirà a risvegliare i suoi poteri fino a quel momento latenti (friggere le patatine senza olio e leggere i pensieri di chi guarda “Uomini e donne”) e, inoltre, ampliare la sua collezione di centrini. Un mattino, dopo un litigio, Winter rivela all’amico i poteri che fino a quel momento aveva celato: è in grado di creare portali. Ovviamente non quelli utili che ti trasportano tipo sulla porta del bagno quando scappa, ma portali su un altro mondo. Per caso, casino, casetto questi portali portano (che altro volete che facciano) proprio nel mondo dello zio immortale (con tutti i multiversi disponibili…). Quando i due ragazzi decidono di entrare per una allegra scampagnata nel nuovo mondo, il portale alle loro spalle si sposta, per un attimo, sulla porta del bagno prima di chiudersi e non riaprirsi più. Da qui inizia l’avventura…

 

Recensione:

 

Quando ho recensito Il segno della tempesta (link  intervista qui, link recensione qui) di Francesca Noto non mi sarei aspettato un seguito. Invece sono qui ad a recensire il secondo volume che narra le avventure della generazione seguente. Francesca mi sorprende visto che era andata alla grande con la giovane Lea scegliendo un protagonista maschile. L’inizio è piacevole (tornare alla fattoria è come tornare a trovare vecchi amici) e interessante (Nat e Winter catturano l’attenzione). La parte centrale sposta l’ambientazione da urban alla terra di mezzo… (scherzo) al mondo norreno e gli avvenimenti non hanno lo stesso ritmo. Posso accusare Francesca di troppo buonismo con i suoi personaggi in questa parte, l’influenza del destino è altissima ed è questo a causare in me un calo di attenzione: incontrarono sempre chi li aiuta, non hanno problemi di soldi e cibo e trovano soluzione a tutti i loro problemi in maniera troppo semplice per due proiettati in un mondo alieno. Senza scordare la saga familiare (Luke io sono tuo padre!) che è un po’ trita nei miei gusti. Il finale recupera tutta l’attenzione, l’avventura accelera e si arriva ad un epilogo bello perché inatteso e commovente.

 

“Ogni circostanza si verifica proprio quando deve ma questi tuoi diciassette anni non torneranno più”

 

 

I personaggi sono molto ben eseguiti: Nat è un giovane insicuro pieno di talento e Winter un anima dannata, molto bello il loro connubio. Ottima la loro crescita, penso che la parte introspettiva dei due personaggi sia il pregio maggiore di questo romanzo assieme al finale. Il “cattivo” per quanto affascinante non si muove a sufficienza sulla scacchiera.

 

“Certe cose succedono, oppure passano e non tornano più”

 

La trama è semplice e lineare ma troppo guidata dal destino, manca quel mistero e quell’intrigo che hanno caratterizzato il primo volume. Penso che il pregio principale dell’opera sia l’introspezione dei personaggi e la scelta “coraggiosa” dell’autrice (non vi dirò altro), non so se il pubblico è pronto ma per me è stata una nota innovativa.

 

“Vide quegli occhi spaiati fasi lucidi. La consapevolezza che non c’era più niente da fare, che il legame era in qualche modo reciso… due lacrime restarono intrappolate in mezzo alle sue ciglia scure, scintillando come stille di fuoco alla luce della lanterna. Era una visione così bella che si sentì serrare il cuore in una morsa. Non avrebbe mai voluto che fosse così difficile dirsi addio”

 

Il mondo creato è perfetto nella parte urban già collaudata nel primo volume. Abbastanza incolore nella parte nordica (festa a parte che però ricorda molto Beltane). Avrei approfondito molto di più la parte dei cattivi che poteva regalare spinte motivazionali maggiori o una maggiore interazione con la popolazione locale.

 

“Fissò la linea rossa e frastagliata del tramonto all’orizzonte. Non si era mai sentito così disperato. Non si era mai sentito così sicuro”

 

Il finale è la parte migliore: azione incalzante e scelte dei personaggi (invece che date dal destino) che arrivano a commuovere il lettore. Magistrale la chiusura della storia che regala logica anche a parte del primo libro. Inquietante l’epilogo che apre ad un terzo volume?

 

“Li fissò con rabbia … si sentì crescere qualcosa dentro … così forte da riempirgli la cassa toracica. Così violente da dargli l’impressione che il sangue nelle vene si fosse trasformato in una luminosa energia …Urlò e la lascò libera di espandersi … con un crepitio sconvolgente e sinistro, un fulmine accecante cadde a pochi metri da loro …il rombo di tuono così forte e vicino da far tremare i vetri degli edifici circostanti”.

 

La copertina è disegnata magnificamente (ma da maschietto però non ha, per me, grade attrattiva).

 

Consigliato a chi ama i romanzi introspettivi e avventurosi.

 

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